Storia di Novara

 
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Nel corso dei secoli Novara ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’isola soprattutto grazie alla sua ridente posizione; posta infatti al centro del sistema viario tra il Mar Jonio e il Tirreno, da sempre è stata un punto strategico per tutti coloro che si muovevano fra Tauromenium e Naxos, Tyndaris e Mylae

Adagiata in una sorta di anfiteatro naturale di indicibile bellezza, al confine tra i Monti Peloritani e i Nebrodi, in una vallata protetta a sud dalla mole aguzza della Rocca Salvatesta e dalla Rocca Leone, Novara si apre a Nord verso il Tirreno con a sinistra il promontorio di Tindari e a destra Capo Milazzo, mentre all'orizzonte, specie quando l'aria è tersa, si stagliano contro il blu del cielo e del mare le Eolie.
L’antico nome di origine sicana, "Noa" (maggese), sottolinea l’importanza che l’agricoltura ha sempre avuto nella zona. Sotto i romani il nome fu modificato in "Novalia" (campo di grano) e con gli arabi divenne "Nouah" (giardino, orto, fiore). In ogni caso, comunque, e in tutte le epoche fu sempre considerata terra ricca e ridente e ha conservato questa sua caratteristica fino ai nostri giorni.

Dopo il terremoto del 365 a.C., che ne provocò la totale distruzione, furono i saraceni e poi i lombardi a determinarne la rinascita. Significativa e determinante per la storia del piccolo centro fu la presenza dei coloni lombardi che avevano seguito il re Ruggero nella spedizione siciliana e questo soprattutto sotto l’aspetto linguistico in quanto la loro presenza non influì solo su usi e costumi ma anche su quella parlata, il gallo-italico, ancora oggi in uso specie nelle frazioni vicine, compresi i centri di Fondachelli e Fantina staccatisi da Novara nel 1950.